Cartapesta salentina

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L’arte della lavorazione della cartapesta nel Salento si fa risalire nel rinascimento. Ma è nell’epoca barocca (che ha visto Lecce come sua “capitale”) che la lavorazione della cartapesat ha avuto il massimo splendore, grazie ad opere e maestri di alta scuola locale.
E’ anche con il sacro che i maestri cartapestai danno il loro miglior contributo. Con la solita tecnica “povera” e il solito impasto di acqua e farina che tutt’ora vengono realizzate opere di grande pregio, come statue contadine, presepi e natività. Passeggiando per le stradine di Lecce si ha la possibilità di visitare veri e propri laboratori dove i “maestri” espongono le loro opere.
Come dire…. acqua, farina e arte….
Piccola critica, a Lecce e nei dintorni (a meno di una piacevole smentita) non eiste un vero museo della cartapesta…..

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La pietra leccese e il barocco

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La pietra leccese ha delle caratteristiche che la rendono unica nel suo genere.
La morbidezza, ad esempio, è un elemento importante che permette agli artigiani di utilizzarla per particolari e impegnative lavorazioni artistiche (come disegni e decorazioni). Basti vedere la Chiesa di Santa Croce a Lecce o il Palazzo dei Celestini. Importantissimi esempi del barocco leccese.

La pietra “Viva”

La pietra “viva” si differenzia dalla pietra leccese in quanto compatta e di colore grigio.
La pavimentazione stradale di un tempo, delle piazze e dei centri storici è fatta con la pietra “viva” in quanto dura e compatta.
Fondamentali sono i “muretti a secco“, realizzati da contadini per delimitare i campi. Dissodando il terreno, le pietre in eccesso venivano opportunamente incastrate l’una sull’altra dando vità al muretto a secco.
Nello stesso modo venivano costruiti i “furneddhi” o “pajare“, piccoli ricoveri per attrezzi o animali realizzati solo ed esclusivamente con la pietra viva e le braccia dei contadini del Salento.

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